21 Feb Quel filo da tessere tra l’Emilia-Romagna e la Puglia: un discorso di frontiera
Un discorso di frontiera tra Guglielmo Minervini e la neo-vicepresidete dell’Emilia-Romagna Elly Schlein: un filo rosso-verde per una Puglia che ritorni ad essere un laboratorio della politica generativa.
La Puglia non è l’Emilia-Romagna, ma c’è un filo che le lega. Ed è così che navigando in internet ho ritrovato una vecchia intervista che Alessandro Leogrande fece a Guglielmo Minervini. È un dialogo che ho già letto altre volte, ma che ho riletto nuovamente.
In Puglia sembra essere scomparso quello spirito con cui la società, la politica, la cittadinanza intendevano l’azione pubblica, il progetto di territorio. Ho l’impressione che – come diceva Guglielmo in quell’intervista – una certa politica logorata da se stessa e dai giochi di consociativismo abbia definitivamente alzato la bandiera della resa a quel disegno, a quella prospettiva che aveva prodotto negli anni ‘10 del 2000 un cambiamento i meglio nella vita dei pugliesi.
Si è enormemente abbassato il livello della sfida: nella logica de “l’uomo nero fa paura”, ci si è sobbarcati pezzi discutibili di ceto politico che arrivano addirittura a dire che l’ANPI deve essere chiusa perché è un pericolo per la democrazia.
Elly Schlein, che oggi è diventata la Vicepresidente dell’Emilia-Romagna, ci ricordava qualche giorno fa sull’Espresso che non ha vinto per essersi spostata al centro. La sua lista, “Emilia-Romagna Coraggiosa • Ecologista e progressista”, ha conseguito quel risultato perché intanto aveva un enorme credibilità, e poi perché ha saputo fare sintesi di quello che da anni si muove nella società e che la politica fa fatica a rappresentare. Basti pensare al movimento ambientalista del #FridayforFuture: il tema dei cambiamenti climatici è stato uno tra quelli che durante la campagna elettorale ha avuto uno spazio importante nella discussione. Non a caso Elly Schlein, oltre alle deleghe al welfare, al contrasto alle disuguaglianze, alle politiche abitative, alle politiche giovanili, alla cooperazione internazionale, avrà anche quella di coordinamento del Patto per il clima.
Alessandro Leogrande in quell’intervista a Guglielmo Minervini diceva che la Primavera Pugliese ha potuto manifestarsi grazie ad un humus che in Puglia era fecondo, un contesto che naturalmente era predisposto a sostenere una vera rivoluzione gentile all’interno del panorama di governance regionale. A quella riflessione Guglielmo gli rispose: “La Puglia è pronta per una politica che non eserciti più la sua funzione come un’arrogante forma di potere di controllo sociale, ma come una leva di cambiamento. L’immagine della Puglia feudo finisce prima con le primarie e poi con le elezioni del 2005. […] Non è più un territorio da controllare, ma un grumo di energie da liberare.”
Il filo che lega l’Emilia-Romagna alla Puglia, attraversa gli anni ’90; tempo in cui la Puglia ricordava di essere terra di frontiera, questione non mai come oggi attuale. Elly Schlein conosce bene quella Puglia dello sbarco degli albanesi della nave Vlora: una Puglia che con il sindaco di Bari Enrico Dalfino e con il vescovo di Molfetta Don Tonino Bello si oppose alle politiche nazionali di intolleranza razzista. Inoltre, la sua biografia, racconta di un impegno e di una preparazione nel definire una strada umanitaria, in linea con i diritti umani, nei confronti delle politiche della paura e dell’odio dei porti chiusi di Matteo Salvini.
Ha sbeffeggiato il governo giallo-verde e ha inchiodato la Lega Nord sulla propaganda antimmigrati dimostrando l’ipocrisia di come la destra europea nazionalista non voglia effettivamente risolvere il problema. L’altra sera da Daria Bignardi, alla trasmissione su NOVE “L’Assedio”, rispetto ai Decreti Sicurezza ha detto: “…quello che faceva il primo decreto, va a smantellare l’unico sistema di buona accoglienza che è quello diffuso. Quello in piccole soluzioni abitative con adeguati servizi di inserimento nella società, con trasparenza sulla rendicontazione dei fondi e con una gara di appalto regolare; anziché gli affidamenti diretti dove spesso anche a me è capitato, nelle visite da parlamentare europea, di vedere delle criticità vere nel sistema d’accoglienza. Ma chi scrive quei decreti privilegia i grandi centri dove spariscono le persone e si infila l’interesse economico. Bisogna dire che chi ha scritto quei decreti è l’unico che vorrebbe fare dell’accoglienza un business.”
Lo ha fatto con un lavoro impeccabile all’interno del Parlamento europeo nel quale è stata eurodeputata nella scorsa legislatura. È riuscita a far approvare con una larga maggioranza una nuova riforma del Regolamento di Dublino che finalmente ripartisca le responsabilità della gestione dei flussi migratori a tutti gli stati dell’U.E.
Quel filo di frontiera che lega l’esperienza di Elly Schlein in Emilia-Romagna con la Puglia di oggi, che si accinge ad una nuova campagna elettorale per le elezioni regionali, si tende proprio su quell’essere in sintonia con quello che si muove dentro la società; soprattutto a non voler imitare la destra ma a volerla sfidare. Da quella resa del 2015 in cui lo scettro passò a Michele Emiliano, il centrosinistra pugliese è stato segnato dalla continua costruzione di arroccamenti, sempre più piccoli, che non sono altro che difesa di piccole porzioni di potere.
E come diceva bene in quell’intervista Guglielmo Minervini “[…]la grande partita politica in Italia (e anche nella Puglia del 2020 – aggiungo io-) è tra una società che chiede alla politica di diventare una leva del cambiamento e una politica che vi si oppone: è nella concezione del potere il nocciolo della crisi della politica e della democrazia.”
Oggi, dopo quindici anni, in Puglia siamo di nuovo all’epoca dei viceré, e la probabile candidatura di Raffaele Fitto come sfidante di Emiliano, ne è la prova. Ne è anche la prova la paura all’interno del centrosinistra progressista di sfidare e provare al suo interno a far nascere un contrappeso forte e determinante a quello dei capibastone e del consociativismo, sistema del quale Emiliano è espressione.
In questo caso il problema non è andare verso il centro (anche perché siamo già esageratamente troppo a destra 😅 ), è invece continuare a far finta che lì dove stiamo vada tutto bene, o quasi. Si è rotto il marchingegno di una politica generativa. Non si ricorda più neanche il senso, oltre che gli ingredienti da cui partire. E poi la sinistra pugliese più radicale non ha mai proclamato davvero quella sua sconfitta: quella di chi non ha saputo trovare più una classe dirigente all’altezza almeno di essere leale con i propri elettori, ma è stata inghiottita dai fenomeni di opportunismo e di personalismo.
Potrei concludere dicendo che per la Puglia del 2020 servirebbe un’Elly Schlein, ma come ho detto all’inizio la Puglia non è l’Emilia-Romagna.
Potremmo innanzitutto partire da quello che siamo già riusciti a fare in un passato recente, quel qualcosa che per fortuna ci ha regalato una straordinaria stagione politica (e non solo) di fermento collettivo e di connessione sentimentale.
Alessandro Leogrande ce la ricordò così la genesi della Primavera Pugliese: “È venuta da altre esperienze di coinvolgimento e partecipazione, come le Fabbriche, le liste civiche, l’ingresso di una nuova generazione nell’amministrazione e, più in generale, dal crearsi di un’area politico-culturale, non riconducibile strettamente a dinamiche di affiliazione partitica.”